LA STORIA


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LA STORIA DI ANGELINO E DELLA SUA TRATTORIA



Il  fondatore della Trattoria Ai Due Ponti  fu il caro nonno Angelino che con tanta spiritosaggine romanita e professionalita ha amato e fatto amare i suoi posteri.
La gestione della trattoria si succede da quattro generazioni, tramandandosi le ricette della cucina, gli affetti e le tradizioni, anche dopo la scomparsa del fondatore.
All'interno del nostro vecchio locale si possono ancora ammirare documenti dell epoca, firme eccellenti e doni di fama storica, nonche antichi sapori della citta eterna.

Fra poco mi permetterò di nominare taluno dei "superclienti" di Angelino, romano autentico pieno de còre - ed anche questo desidero mettere bene in luce! Ometto solido come una quercia, de carattere pacioccone e un tantinello sminchionato. Lui te s'aripassa piano piano, e puro quà se po'ddì presente lo spirito de Sòra Grazzia!(suocera di angelino nonche prima cuoca del nostro locale Ma lascio la parola romanesca ad uno degli amici 
"extra categoria" di Angelino, oste alli Du' Ponti, che è Alessandro Tomassi: è un sonetto efficacissimo

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Si cciai quarche frescaccia pe' la testa

vattene a li Du' Ponti da Angelino:

lì manco sei arivato, che a la testa

diventi alegro come un canarino,

Ce trovi 'n'accojenza ch'è 'na festa:

'na bona cena, un bon bicchier de vino,

'na faccia de romano aperta, onesta

che fa piacere aveccela vicino.

Così tra du' spaghetti e 'n po' d'abbacchio

co' le patate arosto, un ber piattone

de carciofoli tu non pensi a 'n cacchio.

Che te ne frega de lo spauracchio

che l'oste co' quell'aria de sorgnone

te s'aripassa er monno e le persone?

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Quest'oste robusto come un marinaio e di maniere rudi ma sempre cortese costituisce anch'egli un'eccezione che attrae per il suo tipo franco e rispettoso, semplice e furbo nello stesso tempo.

Essendo un fiumarolo appassionato, fa piacere ascoltarlo quando narra le sue gesta durante le inondazioni del vicino Tevere, senza neppure una sfumatura di vanagloria. E parimenti espertissimi nel nuoto sono i suoi ragazzi, due belli e buoni giovanotti.

Angelino nella tragica inondazione del dicembre 1937, quando la piena invase le campagne limitrofe per molti chilometri, e le acque del vecchio fiume salirono ad un livello pauroso, si prodigò nei salvataggi di tanti disgraziati rimasti ad implorare aiuto sui tetti dei cascinali sommersi. Parecchie famiglie debbono la vita all'audacia di Angelino e dei suoi figlioli, che non si risparmiarono giorno e notte... Angelino avendo visto un bambino in procinto di annegare, malgrado il freddo intenso e mentre per le fatiche sostenute si sentiva venir meno, si gettò risolutamente nelle onde gelate e lottando come un disperato riuscì a portalo in salvo. Per tale atto di valore fu proposto per la medaglia - dice Angelino con un sorrisetto amarognolo - "se vede bene che se so' scordati de conialla".

Parecchi anni fa egli volle sistemare i varii alberi che ombreggiavano troppo lo stazzo della trattoria, inquadrato da una folta pergola, delizia dei banchettantie dei bevitori, e dopo la potatura sparse la notizia che "alli Du' Ponti c'erano molti rami da venne".

Angelino stava in attesa di offerte, ma non pensava mai che una vera processione di ebrei venisse a bussargli "pe' vede li rami". "Ma come? Ce camminate sopra e mancole vedete?" ripeteva Angelino con un sorrisetto a fior di labbra. Gli ebrei credevano trattarsi di rami da cucina! Naturalmente Angelino preferisce agli incettatori di metallo quelli... che glielo versano nelle tasche; è facile immaginare la sua mortificazione negli anni di guerra era costretto a passare troppe ore a braccia conserte sull'uscio della bottega: mancava il vino!

"E pansà che nun sapevo indo' mettello! Ma come se po' campà senza vino?" e qui una fiumana di ricordi: "Quanno che venne la piena pensai subbito al vino bono che stava in cantina e lo portassimo de sopra sistemanno le damiggiane su li tavolini.

Ciazzeccai giusto, perché tutto quello che arestò de sotto lo perdessimo; quello che stava ner piazzale e sotto la pergola, ossia sedie, banchetti tavolini, le tinozza cor bucato, se lo straportò la fiumara a Pontemollo e passa; mentre l'acqua che seguitava a salì fino a du' metri d'artezza in cucina e ner cammerone da pranzo portò a galla li tavolini come fussero tante zattere, e accusì er vino arestò a l'asciutto. Certo che er Padreterno nun poteva permette ch'er vino bono invece de battezzallo io lo battezzasse er Tevere!"


Con le restrizioni alimentari i banchetti dei Due Ponti erano entrati anch'essi a far parte dei ricordi nostalgici di Angelino Severini, nonché della sua clientela; ma, ora la serie dei quadri fotografici che adorna la bella sala è destinata ad arricchirsi di nuovi futuri gruppi, sempre intorno a mense imbandite irte di bottiglie: gruppi dove si pigiano e quasi si sovraccaricano personalità spiccate, artisti di grido, eccelse signore, patrizi, ufficiali superiori.

Oltre la pinacoteca fotografica, Angelino mostra volentieri un bell'albo legato in tutta pelle (altro raro cimelio!) zeppo di autografi, di firme d'ambo i sessi, di pensierini...quasi sempre ispirati ai cibi e ai vini gustati. Ad esempio un ex ministro (parlo sul serio) ha scritto quest'apologetico stornello:

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Me piace la cucina a la romana

Fiore de spino:

Ma specialmente quella d'Angelino.

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E chiuderò con un pensiero non profondissimo, ma sonoro ed espressivo quale può averlo escogitato un illustre musicista: Bernardino Molinari.

Egli ha scritto: "Ammapete come se magna!
".